Il 30 dicembre 2020 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio per l’anno 2021 (l. n. 178/2020 in seguito modificata dal d.l. n. 182/2020).

Il provvedimento contiene numerose disposizioni di interesse per il nostro sistema.

Di seguito, una breve analisi di quelle più rilevanti.

La Legge di Bilancio interviene, innanzitutto, sul c.d. cuneo fiscale, prevedendo, nelle more di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni fiscali, la stabilizzazione della detrazione spettante ai percettori di reddito di lavoro dipendente (e di talune fattispecie di redditi assimilati) in precedenza limitata al solo secondo semestre 2020. A seguito del citato decreto correttivo che ha modificato il testo iniziale della legge, la detrazione di importo massimo di 1.200,00 euro spetta in misura decrescente ai percettori di un reddito tra 28.000 euro e 40.000 euro.

Vengono previsti esoneri ed agevolazioni contributive in favore di giovani, lavoratrici donne e aree territoriali più svantaggiate.

Al fine di promuovere l’occupazione giovanile stabile, viene previsto un esonero contributivo, applicabile nel biennio 2021-2022, nella misura del 100 per cento, per un periodo massimo di 36 mesi, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui, per le assunzioni a tempo indeterminato e per le trasformazioni di contratti a tempo determinato di soggetti che, alla data della prima assunzione incentivata, non abbiano compiuto 36 anni e non abbiano avuto (neanche con altri datori di lavoro) precedenti rapporti di lavoro a tempo indeterminato. L’esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 48 mesi ai datori di lavoro che effettuino assunzioni in una sede o unità produttiva ubicata in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’esonero contributivo spetta ai datori di lavoro che non abbiano proceduto, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, né procedano nei 9 mesi successivi alla stessa, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, nei confronti di lavoratori inquadrati con la medesima qualifica e nella stessa unità produttiva. L’esonero non si applica alle assunzioni, entro 6 mesi dall’acquisizione del titolo di studio, di studenti che abbiano svolto alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato di I livello presso il medesimo datore di lavoro, nonché nei casi di prosecuzione a tempo indeterminato dei contratti di apprendistato al termine del periodo formativo.

Per quanto riguarda le lavoratrici donne, la Legge di Bilancio, in via sperimentale per il biennio 2021-2022, estende a tutte le assunzioni lo sgravio contributivo in precedenza previsto solo per le assunzioni di lavoratrici donne in determinate condizioni, elevandolo al 100 per cento dei contributi a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 6.000 euro annui. La durata dello sgravio è pari a 12 mesi, elevabili a 18 in caso di assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato. Le assunzioni devono comportare un incremento occupazionale netto.

Come ricorderete, il c.d. decreto Agosto aveva introdotto, per il periodo dal 1° ottobre a 31 dicembre 2020, un taglio del 30% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e dei contributi spettanti all’INAIL per tutti i dipendenti la cui sede di lavoro si trova in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Si tratta di un esonero non connesso alle nuove assunzioni, ma riconosciuto anche ai rapporti di lavoro dipendente già in essere e finalizzato a contenere gli effetti negativi determinati dall’emergenza sanitaria in aree caratterizzate da gravi situazioni di disagio socio-economico, tutelando i livelli occupazionali. La Legge di Bilancio estende tale misura anche agli anni dal 2021 al 2029, seppur rimodulandola nel corso del periodo. Nello specifico, l’agevolazione è pari al 30% sino al 2025, al 20% nel 2026 e 2027 e al 10% nel 2028 e 2029.

Per quanto riguarda i contratti a tempo determinato, al fine di facilitare il ricorso a tale tipologia contrattuale, la Legge di Bilancio prevede la proroga sino al 31 marzo 2021 delle disposizioni contenute nel c.d. decreto Rilancio che consentono, in deroga alle disposizioni in materia, e ferma restando la durata massima complessiva di 24 mesi, la possibilità di rinnovare o prorogare i contratti a termine, senza la necessità di apporvi una causale, per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta.

Interventi sono previsti anche con riferimento alle tematiche dell’istruzione e della formazione e per quanto riguarda le politiche attive del lavoro.

Al fine di sostenere l’implementazione del sistema duale, quale strumento fondamentale di raccordo tra formazione e mondo del lavoro anche nell’ottica di favorire l’occupazione giovanile, la Legge di Bilancio incrementa, per gli anni 2021 e 2022, le risorse (pari a 75 milioni di euro a decorrere dal 2018) destinate ai percorsi formativi relativi all’apprendistato di I livello ed a quelli relativi all’alternanza scuola-lavoro, portandole a 130 milioni di euro nel 2021 ed a 125 milioni di euro nel 2022.

Per quanto riguarda l’apprendistato di I livello, vi ricordo, inoltre, che in sede di conversione in legge del c.d. decreto Ristori è stato previsto un esonero contributivo per i contratti stipulati nel 2021 da datori di lavoro con meno di 10 dipendenti.

La Legge di Bilancio, inoltre, incrementa di 20 milioni di euro le risorse destinate al Fondo per l’istruzione e la formazione tecnica superiore per l’anno 2021.

Viene, inoltre, istituito il “Fondo per l’attuazione di misure relative alle politiche attive rientranti tra quelle ammissibili dalla Commissione europea nell’ambito del programma React EU, con una dotazione finanziaria pari a 500 milioni di euro nell’anno 2021” al fine di favorire la transizione occupazionale. Nello specifico, la Legge di Bilancio prevede l’istituzione di un programma nazionale denominato “Garanzia di occupabilità dei lavoratori” (GOL) – finanziato con 233 milioni di euro del suddetto Fondo – finalizzato all’inserimento occupazionale, mediante l’erogazione di servizi specifici di politica attiva del lavoro, nell’ambito del patto di servizio personalizzato stipulato tra i soggetti disoccupati e i centri per l’impiego. Le misure del programma nazionale GOL – individuate, nell’ambito delle misure ritenute ammissibili al finanziamento del programma React EU –, nonché la declinazione delle stesse a seconda della tipologia di beneficiari saranno determinate, con un apposito decreto interministeriale, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, da emanare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio.

In attesa dell’istituzione del programma nazionale GOL e nel limite dei residui 267 milioni di euro del Fondo, è, inoltre, previsto il riconoscimento dell’assegno di ricollocazione da parte dei centri per l’impiego anche a coloro che si trovino in cassa integrazione guadagni, siano in sospensione del rapporto di lavoro con collocazione in cassa integrazione guadagni per cessazione dell’attività o percepiscano la NASPI o l’indennità di disoccupazione da oltre 4 mesi. Sono esclusi i soggetti che, beneficiando degli ammortizzatori sociali, raggiungano, entro il termine di fruizione degli stessi, i requisiti necessari per l’accesso ai trattamenti pensionistici. Il servizio di accompagnamento all’inserimento lavorativo può essere erogato dai centri per l’impiego o dai soggetti privati accreditati, nel rispetto dei regimi di accreditamento regionale e deve prevedere anche un piano di riqualificazione diretto a colmare il fabbisogno formativo del beneficiario.

Con riferimento all’emergenza da Covid-19, la Legge di Bilancio prevede ulteriori interventi di integrazione salariale e sgravi contributivi per i datori di lavoro che non vi facciano ricorso.

In particolare, la Legge di Bilancio prevede la possibilità, per i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19, di presentare domanda di concessione dei trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga per una durata massima di 12 settimane.

Le 12 settimane – che devono essere collocate nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio e il 31 marzo 2021 per i trattamenti di cassa integrazione ordinaria, e nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2021 per i trattamenti di assegno ordinario dei Fondi di solidarietà e di cassa integrazione in deroga – costituiscono la durata massima che può essere richiesta con causale Covid-19 nel medesimo periodo. I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi del c.d. decreto Ristori collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 1° gennaio 2021 sono imputati, ove autorizzati, alle 12 settimane previste dalla Legge di Bilancio. I Fondi di solidarietà bilaterali alternativi, tra cui FSBA, garantiscono l’erogazione dell’assegno ordinario per una durata massima di 12 settimane collocate nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2021. A tal fine, è previsto un finanziamento a carico del bilancio dello Stato nel limite massimo di 900 milioni di euro. Come richiesto dalla nostra Confederazione, non è previsto il versamento del contributo addizionale per le 12 settimane di integrazione salariale introdotte dalla Legge di Bilancio.

Ai datori di lavoro che non richiedono i trattamenti di integrazione salariale è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per un periodo di 8 settimane fruibili entro il 31 marzo 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di maggio e giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, riparametrato e applicato su base mensile. L’esonero è aggiuntivo rispetto a quelli concessi dal c.d. decreto Agosto e dal d.l. Ristori. I datori di lavoro che abbiano richiesto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali in forza del c.d. decreto Ristori, possono rinunciarvi per la frazione non goduta e contestualmente presentare domanda per accedere ai trattamenti di integrazione salariale. I trattamenti di sostegno al reddito e l’esonero contributivo sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori assunti dopo il 25 marzo 2020 e, in ogni caso, in forza alla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio.

La Legge di Bilancio proroga sino al 31 marzo 2021 il periodo in cui è precluso l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo. Restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020. Sono fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di CCNL o di clausola del contratto di appalto. Fino alla stessa data sono preclusi, indipendentemente dal numero dei dipendenti, anche i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Restano sospese anche le relative procedure in corso. Non rientrano nel divieto di licenziamento le ipotesi in cui è disposta la liquidazione dell’impresa senza continuazione, nemmeno parziale, dell’attività (sempre che non si configuri un trasferimento d’azienda o di ramo d’azienda) e in caso di fallimento, in assenza di esercizio provvisorio dell’impresa. E’, inoltre, possibile a fronte della sottoscrizione di un apposito accordo collettivo aziendale stipulato con le Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, l’incentivazione alla risoluzione dei rapporti di lavoro.

Infine, sono previsti degli interventi in materia pensionistica, anche al fine di favorire ed accompagnare il passaggio generazionale nelle imprese.

La Legge di Bilancio proroga la c.d. opzione donna – ossia la possibilità di accedere al trattamento pensionistico anticipato con l’applicazione delle regole di calcolo del sistema contributivo – per le lavoratrici donne che maturano, entro il 31 dicembre 2020, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore a 58 o 59 anni, a seconda che siano lavoratrici dipendenti o autonome.

Viene, inoltre, prevista una proroga dell’anticipo pensionistico (APE Sociale) fino al 31 dicembre 2021.

Con riferimento alla c.d. Isopensione, la Legge di Bilancio estende sino al 2023 la possibilità, attualmente prevista in via sperimentale fino al 2020, per i lavoratori interessati da eccedenze di personale di accedere al pensionamento anticipato qualora raggiungano i requisiti minimi per il pensionamento nei 7 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro. Al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani, i datori di lavoro che occupino mediamente più di quindici dipendenti, nell’ambito di un accordo con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, possono impegnarsi a corrispondere ai lavoratori esuberanti una prestazione economica di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe agli stessi, sino a che non si siano perfezionati i requisiti per il pensionamento.

La Legge di Bilancio interviene anche sulle modalità di calcolo dell’anzianità contributiva ai fini pensionistici per i lavoratori assunti con contratti a tempo parziale di tipo verticale e ciclico, stabilendo – per i contratti in essere e per quelli successivi alla sua entrata in vigore – che il numero di settimane da assumere ai fini pensionistici si determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo. Per i contratti di lavoro a tempo parziale già esauriti, il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è subordinato ad una apposita domanda, corredata da idonea documentazione. Ad ogni modo, i trattamenti pensionistici liquidati in applicazione delle suddette modalità non possono avere decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio.