Con la nuova legge di bilancio (Legge_2015_2017) dal 1° luglio i datori di lavoro non potranno più pagare gli stipendi in contanti ai dipendenti.

L’obiettivo di questo provvedimento è quello di limitare la pratica diffusa tra i datori di lavoro, di dare ai propri lavoratori uno stupendo inferiore ai limiti fissati dalla contrattazione collettiva. Il datore di lavoro potrà versare i compensi con: bonifico, strumenti di pagamento elettronico, assegno bancario consegnato e anche in contanti ma solo presso uno sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente con mandato di pagamento. La normativa prevede 3 tipologie di contratti: co. co. co; lavoro subordinato e cooperative.

Questo divieto tuttavia non si applica ai rapporti di lavoro con badanti e colf (collaboratori familiari) che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro (si vedano i contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici), e neanche ai rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione.

Nel 2007 si era già tentato di limitare l’uso del denaro liquido con la normativa anti riciclaggio, che prevede cospicue sanzioni per trasferimenti pari o superiori ai 3 mila euro in contanti. Per i trasferimenti con “money transfer” la soglia è ridotta a mille euro.

Dal 1 luglio 2018 sono previste specifiche soglie per l’utilizzo del contante anche da parte di determinate categorie:

a) Per i “compro oro” le operazioni di importo pari o superiore a 500 euro possono essere eseguite esclusivamente con mezzi di pagamento diversi dal denaro contante, che garantiscano la tracciabilità dell’operazione e la sua univoca riconducibilità. Il “compro oro” è tenuto ad aprire un conto corrente dedicato in via esclusiva a questo;

b) Nel settore del gioco d’azzardo è invece possibile utilizzare il denaro liquido fino a 3 mila euro, così come per le relative vincite;

c) Per gli esercenti di attività di commercio al minuto o per gli agenti di viaggio il limite al contante è, invece, a 10 mila euro. Si precisa, però, che il limite opera solo per i trasferimenti aventi ad oggetto l’acquisto di beni e di servizi legati a turismo ed effettuati da soggetti extracomunitari che abbiano residenza fuori dal territorio italiano.