Importante innovare e rispondere alle esigenze di modernizzazione, ma resta comunque necessario garantire rispetto delle regole ed equità fiscale

Anche la CNA vuol esprimere il proprio punto di vista sulla sentenza del Tribunale di Milano che ha giudicato il servizio di Uber-Pop, gestore di una App innovativa di trasporto pubblico, lesivo della concorrenza.
Il Tribunale di Milano ha disposto il blocco del servizio UberPop su tutto il territorio nazionale, accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti che la accusavano di “concorrenza sleale”. Una sentenza destinata ad entrare nella storia di questa eterna lotta fra i tassisti e la società californiana.
Che cos’è Uber? È un’applicazione diffusa da una multinazionale americana che offre un servizio di condivisione del viaggio, tale da permettere a chiunque di svolgere la professione di taxista o conducente di auto a noleggio. Perché essere contrari alla sua diffusione? “Perché l’abusivismo del trasporto pubblico urbano non solo danneggia gli operatori”, afferma il Presidente Provinciale della categoria, Toesca, “ma mette a rischio l’incolumità stessa di coloro che scelgono di viaggiare senza nessuna copertura assicurativa e legislativa. Le tariffe, sempre certe per gli operatori abilitati, vengono messe in discussione perché Uber non ha tassametri omologati”.
La licenza per auto pubbliche garantisce infatti:
• un autista professionalmente preparato ed autorizzato (secondo quanto previsto dalla Legge 21/92, Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea, dalla Legge Regionale Liguria n° 25/2007, Testo unico in materia di trasporto di persone mediante servizi pubblici non di linea e conforme a quanto previsto dagli appositi regolamenti comunali);
• un mezzo sottoposto obbligatoriamente ogni anno a regolare collaudo;
• una tariffa concordata con il Comune;
• una copertura assicurativa per i passeggeri
Il giudice della sezione specializzata imprese del Tribunale di Milano, Claudio Marangoni, ha accertato la “concorrenza sleale”. Il servizio UberPop, che consente a chiunque di diventare tassista, ha determinato “un vero e proprio salto di qualità nell’incrementare e sviluppare il fenomeno dell’abusivismo”, scrive il giudice nell’ordinanza con cui ha sospeso il servizio. “Prima dell’introduzione di tale app – viene spiegato nell’ordinanza – i soggetti privi di licenza avevano un circoscritto perimetro di attività e di possibilità di contatto con gli utenti – sostanzialmente a livello di contatto personale – mentre UberPop consente in tutta evidenza un incremento nemmeno lontanamente paragonabile al numero di soggetti privi di licenza che si dedicano all’attività analoga a quella di un taxi e parallelamente un’analoga maggiore possibilità di contatto con la potenziale utenza, così determinando un vero e proprio salto di qualità nell’incrementare e sviluppare il fenomeno dell’abusivismo”. E ancora, il giudice sottolinea che il complesso delle attività svolte da UberPop “sembra oltrepassare l’ambito di operatività di un mero intermediario e involge aspetti direttamente propulsivi e organizzativi del servizio”.

“È inaccettabile consentire a una multinazionale dell’on-line con mezzi privi di alcuna autorizzazione e utilizzando conducenti professionalmente non adeguati”, conclude Toesca, “di occupare uno spazio importante nella mobilità urbana ed extraurbana dove operano quelle imprese che rappresentiamo e che hanno l’obbligo e la responsabilità di garantire, con numerosi adempimenti, standard di qualità e sicurezza ben diversi”.

Leggi qui l’originale della sentenza